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Arminio
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mwbwArminio (in latino Gaius Iulius Arminius;cite-ref-1[1] in tedesco Hermann o Armin) (Visurgis, 18 a.C. o 17 a.C. – Germania Magna, 19 o 21) è stato un condottiero germanico della popolazione dei Cherusci, ex prefetto di una coorte cherusca dell'esercito romano.
Arminio è noto per aver tradito e in seguito sconfitto l'mwdgesercito romano nella mwdwbattaglia della foresta di Teutoburgo, nel 9 d.C., quando, a capo di una coalizione di mweatribù germaniche, annientò tre mweqlegioni romane comandate da mwegPublio Quintilio Varo, difendendo così l'indipendenza dei Germani, minacciata da Roma nei primi decenni del suo imperocite-ref-tacito-annales-88-2-0[2].
Il mwganome di Arminio è una variante mwgqlatinizzata di quello mwgggermanico mwgwIrmin, "grande" (confronta mwhaHerminones). Il nome Hermann (cioè "uomo dell'esercito" o "guerriero") fu utilizzato nel mondo germanico come equivalente di Arminio al tempo della mwhqRiforma protestante di mwhgMartin Lutero, che voleva farne un simbolo della lotta dei popoli germanici contro mwhwRoma.
Contents
• Note
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Biografia
Negli eserciti imperiali (5-7)
Arminio, nato nel 18 a.C. o nel 17 a.C.,cite-ref-tacito-annales-88-2-1[2] era figlio del capo mwkacherusco mwkqSegimero: viene descritto come un combattente valoroso, rapido nel decidere ed ingegnoso,cite-ref-3[3] ma anche perfido e profondamente anti-romano.cite-ref-4[4] Sposò mwmgThusnelda, principessa germanica figlia di mwmwSegeste, con cui ebbe un figlio, mwnaTumelico. Ebbe come fratello mwnqFlavus, che militò fedelmente sotto le insegne romane.cite-ref-5[5]
Servì nell'mwowesercito romano, prima probabilmente sotto mwpaTiberio in mwpqGermania durante la campagna del mwpg5, più tardi, secondo le mwpwfonti mwqastoriografiche mwqqlatine, trasferito in mwqgPannonia, come luogotenente di reparti di mwqwcavalleria, collaborò alle operazioni militari dei mwraRomani, durante i primi due anni della mwrqrivolta dalmato pannonica, guidando un contingente di mwrgtruppe ausiliarie mwrwcherusce.
Arminio e Publio Quintilio Varo (7-9)
Ottenuta anche la mwuqcittadinanza romana, attorno al 7/8, con il nome di Gaio Giulio Arminio, tornò nella mwvaGermania settentrionale, dove i Romani avevano conquistato i territori compresi tra il fiume mwvqReno ed mwvgElba, posti sotto l'allora mwvwgovernatore provinciale romano, mwwaPublio Quintilio Varo.
Arminio iniziò a complottare per unire sotto la sua guida diverse mwwgtribù di mwwwGermani e impedire ai romani di realizzare i loro progetti. Tuttavia mentre di nascosto creava una coalizione anti romana, Arminio mantenne il suo incarico di ufficiale della Legione e da cittadino romano ottenne la fiducia di Varo, che si fidò pienamente di Arminio per la campagna militare che stava seguendo, ignorando le accuse di tradimento formulate nei suoi confronti dai romani e promuovendolo a suo consigliere militare.
Nel mwxq9, a capo di una coalizione formata da Cherusci, mwxgMarsi, mwxwCatti e mwyaBructeri, il venticinquenne Arminio comandava la cavalleria ausiliaria germanica delle legioni, ma poi a tradimento attaccò e massacrò l'mwyqesercito di Varo (circa 15.000 uomini) nella foresta di Teutoburgo nei pressi della mwygcollina di mwywKalkriese, circa 20 mwzachilometri a mwzqnord-mwzgest di mwzwOsnabrück. Praticamente Arminio attirò le tre legioni romane, mediante falsi informatori, nella trappola che egli stesso aveva preparato.
Ed infatti nell'agguato di Teutoburgo i legionari romani non furono neppure schierati in assetto di combattimento ma, contro tutte le regole romane, furono fatti proseguire, dentro un territorio ostile, in semplice assetto di marcia ed affardellati. La maggior parte dei legionari fu uccisa senza potersi schierare né difendere, con lo stesso Varo che si tolse da solo la vita, mentre i germani si lasciarono andare ad orribili atrocità, tanto che le testimonianze dei pochi sopravvissuti parlarono di torture e mutilazioni perpetrate sui legionari catturati.
Arminio e Germanico (14-16)
Negli anni mwcg14-mwcw16 le forze romane, guidate da mwdaGermanico, penetrarono profondamente in mwdqGermania, devastandone i territori ed infliggendo una doppia pesante sconfitta ad Arminio e alle sue tribù alleate. Nel mwdg16 Germanico, infatti, nel corso del suo ultimo anno di campagne, riuscì a battere pesantemente Arminio nel corso di due battaglie presso il fiume mwdwWeser: prima nella piana di mweaIdistaviso e poco dopo, quasi fosse la continuazione naturale della prima, poco lontano di fronte al mweqVallo degli mwegAngrivari.
Il capo mwfacherusco, ormai battuto pesantemente, probabilmente disperò sul futuro della sua Germania libera, ma Germanico venne richiamato al termine di quest'anno dal padre adottivo, l'imperatore mwfqTiberio, che ritenne opportuno rinunciare a nuovi ma dispendiosi piani di conquista nei territori dei Germani, fissando sul Reno il mwfgconfine tra l'mwfwImpero e i mwgabarbari, così come già stabilito da Augusto.
Durante le operazioni di questi due anni di guerra, i romani recuperarono le insegne militari di due delle tre legioni che erano state massacrate a mwggTeutoburgo.cite-ref-scarre31-6-0[6] La terza insegna fu recuperata in seguito, al tempo dell'mwhwimperatore mwiaClaudio, fratello di mwiqGermanico.cite-ref-7[7]
Fu forse la gelosiacite-ref-caligola-6-8-0[8] che spinse mwkwTiberio ad affidare al figlio adottivo, Germanico, uno speciale compito in Oriente, in modo da allontanarlo ulteriormente da Roma. E così, dopo aver concesso allo stesso il mwlatrionfo, il 26 maggio del mwlq17,cite-ref-trionfo-9-0[9] gli affidò il nuovo comando speciale in Oriente. Si racconta che nel trionfo sfilarono come prigionieri di guerra anche la moglie e il figlio di Arminio, mwmgThusnelda e mwmwTumelico, e Segimundo, il fratello di lei,cite-ref-trionfo-9-1[9] davanti allo stesso imperatore Tiberio ed al padre della donna, mwoqSegeste.
Arminio e Maroboduo (17-18)
Una volta che i Romani si ritirarono, scoppiò la guerra tra Arminio e mwpaMaroboduo, l'altro potente capo germanico dell'epoca, re dei mwpqMarcomanni federati di Roma (che erano stanziati nell'odierna mwpgBoemia). I due eserciti si scontrarono in una battaglia campale in cui Arminio riuscì a battere le truppe alleate del re rivale marcomanno, il quale fu costretto a rifugiarsi a mwpwRavenna, chiedendo asilo politico allo stesso mwqaimperatore romano mwqqTiberio.
Morte (19-21)
Nel 19 oppure nel 21, Arminio fu assassinato dai suoi sudditi, che temevano il suo crescente potere:
«Apprendo dagli storici e dai senatori contemporanei agli eventi che in Senato fu letta una lettera di
Adgandestrio
, capo dei
Catti
, con la quale prometteva la morte di Arminio se gli fosse stato inviato un veleno adatto all'assassinio. Gli fu risposto che il popolo romano si vendicava dei suoi nemici non con la frode o con trame occulte, ma apertamente e con le armi […] del resto Arminio, aspirando al regno mentre i Romani si stavano ritirando a seguito della cacciata di Maroboduo, ebbe a suo sfavore l'amore per la libertà del suo popolo, e assalito con le armi mentre combatteva con esito incerto, cadde tradito dai suoi collaboratori. Indubbiamente fu il liberatore della Germania, uno che ingaggiò guerra non al popolo romano ai suoi inizi, come altri re e comandanti, ma ad un
Impero
nel suo massimo splendore. Ebbe fortuna alterna in battaglia, ma non fu vinto in guerra. Visse trentasette anni e per dodici fu potente. Anche ora è cantato nelle saghe dei barbari, ignorato nelle storie dei Greci che ammirano solo le proprie imprese, da noi Romani non è celebrato ancora come si dovrebbe, noi che mentre esaltiamo l'antichità non badiamo ai fatti recenti.»
Arminio nella cultura di massa
• Secondo alcune leggende, Arminio era figlio di mwsaMarte, dio della Guerra.
• Il femminile di Arminio, mwsgArminia, ha dato il nome alla squadra mwswtedesca dell'mwtaArminia Bielefeld.
• Il fratello di Arminio, mwtgFlavus, militava nell'esercito romano e rimase, anche successivamente alla mwtwbattaglia di Teutoburgo, un leale e fedele ufficiale delle legioni.
• La storia di Arminio e delle sue vittorie potrebbero aver fornito la base per la figura mwuqmitologica di mwugSigfrido dei mwuwNibelunghi.cite-ref-10[10]
• La figura di Arminio e le sue gesta furono riprese e celebrate dai movimenti mwwqnazionalisti tedeschi, mwwgNazionalsocialismo compreso.cite-ref-11[11]
• Nella zona dove si svolse la mwyabattaglia della foresta di Teutoburgo sorge oggi un monumento ad Arminio chiamato mwyqHermannsdenkmal; questo monumento sorge puntato verso la mwygFrancia, avversaria in quegli anni dell'mwywImpero tedesco.
• Il nome maschile Hermann (equivalente di Arminio, appunto) risulta oggi molto diffuso in Germania.
• Arminio è il protagonista del dramma teatrale mwzgLa battaglia di Arminio (mwzwDie Hermannsschlacht), di mw0aHeinrich Von Kleist del 1808.
• mw0gmw0wArminio è anche un mw1alibretto in tre atti di mw1qAntonio Salvi (1703). Fu musicato da mw1gAlessandro Scarlatti nel 1720cite-ref-12[12] e da mw2wGeorg Friedrich Händel nel 1736.
• Arminio compare nel videogioco mw3qmw3gImperivm: Le grandi battaglie di Roma come personaggio giocabile nel livello ambientato durante la battaglia di Teutoburgo.
• Arminius è il protagonista del romanzo storico mw4amw4qTeutoburgo di mw4gValerio Massimo Manfredi.
• Arminio è il protagonista del film italo-tedesco mw5amw5qIl massacro della foresta nera (1966), diretto da mw5gFerdinando Baldi.
• Arminio è il protagonista della saga mw7qTeutoburg dello scrittore spagnolo mw7wArtur Balder.
Note
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cite-note-33. ↑ mwaq0mwaq4Velleio Patercolo,mwaq8 II, 118.
cite-note-44. ↑ Tacito, mwarmAnnales, I, 55.
cite-note-55. ↑ Tacito, mwarcAnnales, II, 9.
cite-note-77. ↑ mwaskmwasoCassio Dione,mwass LX, 8.
cite-note-caligola-6-88. ↑ mwas8mwataSvetonio, Vite dei Cesari,mwati mwatmCaligola, 6.
cite-note-trionfo-99. ↑ mwatkmwatoStrabone,mwats VII (Germania), 1.4; mwatwmwat0Tacito, Annales,mwat8 II, 41.
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cite-note-1111. ↑ mwau0Taino Danilo, mwau4mwau8Arminio: eroe germanico che "imbarazza" i tedeschi, su mwavamwaveCorriere della Sera, 9 settembre 2009, p.mwavi 40 mwavm(archiviato dall'mwavqurl originale il 1º ottobre 2013).
cite-note-1212. ↑ mwavkmwavomwavsArminio, su mwavwoperabaroque.fr. mwav0URL consultato il 20 luglio 2015.
Bibliografia
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Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
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